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Confagricoltura Campania -Le aziende agricole giovani e innovative di Anga premiate allo Smau Napoli
16.12.2018

Confagricoltura Campania -Le aziende agricole giovani e innovative di Anga premiate allo Smau Napoli

Il giorno 13 Dicembre a Napoli si è tenuto lo Smau alla Mostra d’Oltremare - evento di riferimento nei settori innovazione e digitale per le imprese e i professionisti italiani- dove sono state premiate tre imprese agricole condotte da giovani imprenditori soci Anga: due campane – Berolà Distilleria Agricola e Azienda Agricola vivaistica Pozzuto - ed una siciliana: Maruzza Cupane, produttrice di frutta tropicale e agrumi. I tre imprenditori, Gianmarco Pozzuto, Antonio Di Mattia (Berolà Distilleria Agricola) e Maruzza Cupane, socia Anga Confagricoltura Sicilia, sono stati introdotti durante il dibattito e accompagnati alla premiazione da Antonio Palumbo, presidente di Anga Campania.

Il premio Smau per l’innovazione è destinato alle idee imprenditoriali dei giovani che hanno dimostrato capacità di sviluppare nuovi prodotti, originali metodologie di processo ed aprire canali di mercato inediti utilizzando le tecnologie più avanzate.

“Questo premio Smau che ha raggiunto due nostre imprese campane ed una siciliana – afferma Palumbo, presidente di Anga Campania – ci riempie d’orgoglio e al tempo stesso è la manifestazione plastica di quanto sia importante il ricambio generazionale in agricoltura, che porta con sé innovazione e nuovo dinamismo imprenditoriale.”

Sulle tecnologie innovative si è distinto Gianmarco Pozzuto, la cui azienda vivaistica in agro di San Marco dei Cavoti (Benevento) è specializzata in alberi micorrizati per la produzione di tartufi: su 10 ettari complessivi ha tartufaie, grazie alle quali in un moderno laboratorio sterile seleziona le varietà di miceti eduli. Una serra completamente automatizzata, dotata di sensori, da dove escono gli alberi pronti per dare vita a nuove tartufaie “Particolarmente indicate per la ricomposizione di versanti percorsi dal fuoco, ma anche per la riconversione di seminativi” – spiega Pozzuto, che a Benevento è presidente provinciale Anga.

La micorrizazione è una tecnica di coltivazione che consiste nel far attaccare l'apparato radicale delle piante boschive da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco: il fungo trae dall'apparato radicale della pianta superiore sostanze nutrienti, mentre la pianta riceve dal fungo acqua e sostanze minerali che ne favoriscono l'accrescimento. Tecnica che si rivela utile per incrementare la produzione di tartufi e il biorisanamento del terreno.

Gli alberi micorrizati dell’Azienda Agricola Pozzuto sono adatti nelle aree a rischio incendio boschivo e sono capaci di adattarsi nelle zone colpite da dissesto idrogeologico oltre che a tutta la macchia mediterranea. Si tratta di piante tipicamente boschive come querce, cerri, roverelle, carpini; in base alla qualità di tartufo si vanno ad impiantare quelle più idonee e funzionali all’incremento della produzione di tartufo e al biorisanamento delle aree colpite da incendi.

Onorificenza anche per la Distilleria Agricola Berolà, condotta dal chimico Antonio Di Mattia in quel di Portico di Caserta: tre ettari di frutteto, coltivato con antiche varietà, come la “mela limoncella”, acquisite anche presso aziende amiche ed una distilleria, localizzata in un casolare di famiglia, dove ottiene acquaviti da frutta, approdo di una passione per questo processo produttivo nato sui banchi dell’Università degli Studi Federico II di Napoli e perfezionata con stage formativi a Bassano del Grappa: “Puntiamo ad un prodotto che si faccia notare per la scarsità della materia prima e per la sostanziale unicità – dice Di Mattia -  in modo da poter raggiungere una clientela fatta di ristoranti stellati e di operatori che gradiscono le produzioni artigianali.

Mentre a Rocca di Caprileone, in provincia di Messina, c’è l’azienda agrumicola e frutticola di Maruzza Cupane, che ha scelto di coltivare su 4 ettari di terreni sciolti avocado e mango in regime di biologico, sulla base di uno studio dell’Università di Palermo. “L’azienda è in conversione e non ha ancora raggiunto il picco di produzione, ma i risultati già si vedono, e coltivare le tropicali sta facendo sì che in azienda si siano sviluppate tecniche di drenaggio, per evitare marciume e asfissia radicale, che stanno aiutando anche gli altri 6 ettari dove è impiantato l’agrumeto.”