21/02/2019

Aziende faunistiche venatorie: regime fiscale agevolato per un ruolo decisivo nella tutela del territorio

L’Amministrazione finanziaria nei mesi scorsi, con un chiarimento ufficiale sollecitato da Confagricoltura, ha dato segnali di apertura nei confronti delle aziende faunistiche venatorie, riconoscendo l’applicazione del regime di tassazione forfettario previsto dal comma 3 dell’art. 56 bis del TUIR, ossia l’imponibilità del 25% dei ricavi conseguiti dalla persona fisica o società semplice, che forniscono quei servizi di cui si sostanzia l’esercizio dell’attività faunistica venatoria. Il tutto, purché sia dimostrato che per le attività venatorie vengono utilizzate prevalentemente attrezzature o risorse che normalmente sono impiegate nell’attività agricola principale.

L’azione sindacale promossa dalla nostra organizzazione per ottenere questa prima importante apertura verso il mondo dell’agricoltura, sottolinea ed evidenzia il  ruolo fondamentale che gli agricoltori svolgono nella tutela e nel controllo del territorio.

E quanto mai attuale, a proposito della tutela del territorio, il discorso del controllo della fauna selvatica, altro ambito in cui l’attività agricola e quella venatoria può giocare un ruolo fondamentale. Il recente studio del gruppo del Enetwild Consortium (che gestisce per conto di EFSA un progetto per fornire dati comparabili a livello europeo al fine di analizzare il rischio di trasmissione di malattie dalla fauna selvatica al bestiame ed agli esseri umani) parla infatti di un numero di cinghiali in Italia e in Europa in crescita in maniera esponenziale, se non si adotteranno delle precise politiche di contenimento in tal senso, necessarie per ridurre e prevenire i rischi per la sicurezza alimentare e l’incolumità delle persone.